Re: Trieste e l'Austria
di JJoyce il 07/04/2008, 7:21
Morris è osservatrice sensibile e cronista impeccabile: nel testo, narra dei Caffè storici, e del migliore caffè del mondo; delle sorti degli straordinari letterati del Novecento triestino, da Slataper a Svevo a Joyce (che qui scrisse “Dedalus”, “Ritratto dell’artista da giovane”, parte dei “Dubliners”; e qui ideò “Ulisse”), fino – ovviamente – al divino Magris; delle osmize del Carso, della mitologia della Bora, dei misteriosi mori Micheze e Jacheze sulla torre dell’orologio del Municipio, in Piazza Grande (oggi Piazza Unità d’Italia); e ovviamente s’emoziona descrivendo il castello di Miramar, sublime ricordo dell’amore infelice di Massimiliano (comandante della flotta di stanza a Trieste) e Carlotta.
Perché quel castello è il simbolo d’un sogno che forse s’è sospeso, e attende d’esser rivendicato: perché tornino i giorni del più grande porto del Mediterraneo, un tempo Kaiserlich und Königlich (imperiale e regio): in futuro, indipendente, e franco. E finalmente libero dal cancro di questa città: la nazione della decadenza e della menzogna, l’Italia.
Così scrisse J. Morris nel 1926, e pare che le cose nn siano mai cambiate..
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