mercoledì 31 dicembre 2008

Messaggio di Sua Altezza l'Imperatore Francesco Giuseppe I in merito alla dichiarazione di Guerra da parte dell' Italia

L’Eco del Litorale
Edizione di Vienna
Martedì 8 giugno 1915

Come è scoppiata ala guerra coll’Italia
Il Manifesto imperiale

Ai miei Popoli !

Il Re d’Italia mi ha dichiarato la guerra.
Una fellonia, di cui la storia non conosce l’eguale, venne perpetrata dal Regno d’Italia verso i suoi due alleati.
Dopo una alleanza di più di trenta anni, durante la quale essa potè aumentare il proprio possesso territoriale e assorgere a insperata prosperità, l’Italia Ci abbandonò nell’ora del pericolo e passò a bandiere spiegate al campo dei Nostri nemici.

Noi non minacciammo l’Italia, non diminuimmo il di Lei prestigio, non toccammo il suo onore né i suoi interessi. Noi adempimmo sempre fedelmente ai Nostri doveri d’alleati e le fummo di scudo, quando essa entrò in campo.
Facemmo di più : Quando l’Italia rivolse i suoi cupidi sguardi oltre i Nostri confini, eravamo decisi, nell’intento di conservare l’alleanza e la pace, a gravi e dolorosi sacrifici, sacrifici questi che particolarmente affliggevano il Nostro cuore paterno.
Ma la cupidigia dell’Italia, la quale credeva di dovere sfruttare il momento, era insaziabile.
E cos’ì la sorte deve coprirsi.

Contro il possente nemico al Nord, la Mia armata fece vittoriosa difesa di una gigantesca lotta di dieci mesi, stretta in fedele fratellanza d’armi con gli eserciti del Mio augusto alleato.
Il nostro perfido nemico al Sud non è per essa un nuovo avversario.
Le grandi memorie di Novara, Mortasa, Cuslozza e Lissa, che formano l’orgoglio della Mia gioventù, e lo spirito di Radezky, dell’Arciduca Alberto e di Tegelihoff, il quale continua a vivere nella Mia armata di terra e di mare, Mi danno sicuro affidamento che difenderemo vittoriosamente canche i confini meridionali della Monarchia.

Io saluto le Mie truppe, ferme nella lotta, abituate alla vittoria : confido in loro e nei loro duci. Confido nei Miei popoli al cui spirito di sacrificio senza pari vanno i Miei più sentiti paterni ringraziamenti.
All’ Altissimo rivolgo la preghiera che Egli benedica le Nostre bandiere e prenda la Nostra giusta causa sotto la sua clemente custodia.

Vienna, 23 maggio 1915

Francesco Giuseppe m.p. ( Francesco Giuseppe I 1848 > 1916 )

a Lui successero :

Carlo I imperatore d'Austria ( regno : 1916 - 1918 )
re Carlo IV d'Ungheria - a volte indicato come "Carlo". Morì in esilio nel 1922.

Attuali eredi di Casa Asburgo :

*Otto d'Asburgo-Lorena ( 1912)
ultimo erede al trono d'Austria dal 1916 al 1918,
divenne Capo della Casa d'Asburgo-Lorena nel 1922 alla morte del padre Carlo I, Imperatore d'Austria e Re Apostolico d'Ungheria.

*Carlo d'Asburgo-Lorena (1961) Capo della Casa d'Asburgo dal luglio 2007

Dichiarazione di Guerra dell' Italia

L’Eco del Litorale
Edizione di Vienna
Martedì 8 giugno 1915

La dichiarazione di guerra dell’ Italia all’Austria
Traduzione dal testo francese

“Al 4 maggio na.c. furono notificati all’ i.e.r. Governo i gravi motivi pei quali l’Italia fidando nel suo buon diritto ha dichiarato nullo e d’ora in poi inefficace il suo trattato d’alleanza coll’Austria-Ungheria, il quale era stato violato dall’ i.e.r. governo, e ha riacquisito in questo riguardo la sua piena libertà d’azione.

Fermamente decisa di aver cura con tutti i mezzi dei quali dispone della tutela dei diritti e interessi italiani, il governo reale non può sottrarsi al suo dovere, di prendere contro ogni presente e futura minaccia quelle misure che gli avvenimenti le impongono allo scopo di realizzare le aspirazioni nazionali. Sua Maestà il re dichiara che da domani in poi egli si considera in stato di guerra coll’Austria-Ungheria”

Questa nota fu consegnata dall’ ambasciatore d’Italia Duca d’Avama al Ministro degli esteri conte Burian , domenica 23 maggio alle ore 3 ¼ pom.
Verso le 7 della sera stessa fogli speciali pubblicarono il manifesto dell’ Imperatore , che più sopra abbiamo riportato.



La nota dell’Italia del 4 maggio

La dichiarazione di guerra è vuota: non adduce motivi, si richiama a una nota anteriore colla quale l’Italia volle prendersi piena libertà d’azione ; del passaggio dalla libertà d’azione all’ aggressione armata non c’è che l’accenno a “misure che gli avvenimenti impongono” e a possibili “minacce future”. Dalla nota del 4 maggio, del pari impacciata e inconcludente tagliamo i punti più importanti :
“..l’alleanza tra l’Italia e l’Austria-Ungheria era ideata da bel principio come un elemento e una garanzia per la pace e aveva il suo scopo principale della comune difesa”
fa seguito di fronte a posteriori avvenimenti e alla nuova situazione i governi dovettero prendere di mira un altro scopo non meno importante e si sono studiati, nei successivi rinnovamenti dell’alleanza, di assicurarne la continuazione col fissare la massima dell’ accordo preventivo per i Balcani , affine di conciliare gli interessi e le tendenze divergenti delle due potenze” ( Omissis)
“L’Austria-Ungheria invece intimò nel corso dell’ estate 1914, senza previo accordo coll’Italia, anzi senza farne il minimo accenno e senza tener conto dei consigli di moderazione del governo italiano, un ultimatum alla Serbia addì 23 luglio, il quale fu la causa e l’origine dell’ attuale conflagrazione europea”.

“Ragione e sentimento sono contrari alla conservazione d’una benevola neutralità, quando uno degli alleati ricorre alle armi per realizzare un programma che è diametralmente opposto ai vitali interessi dell’altro alleato”.
“Il governo italiano era pronto di accettare un accordo, che avesse per base una modesta soddisfazione delle giuste aspirazioni nazionali dell’ Italia, e che servisse a diminuire la disuguaglianza nella reciproca posizione dei due Stati coll’Adriatico”.
“Tutte le premure del governo reale trovarono l’opposizione dell’ i.e.r. governo…”
“In teli circostanze il governo italiano si trovò costretto di rinunciare alla speranza d’un accordo e di ritirare le sue proposte”.
“Fidente nel suo buon diritto l’Italia dichiara perciò, che d’ora in poi, essa considera il trattato d’alleanza coll’Austria-Ungheria come decaduto e d’ora in poi inefficace”.

Analisi dichiarazione di guerra

L’Eco del Litorale
Edizione di Vienna
Martedì 8 giugno 1915

La dichiarazione di guerra dell’ Italia all’Austria
Traduzione dal testo francese

“Al 4 maggio na.c. furono notificati all’ i.e.r. Governo i gravi motivi pei quali l’Italia fidando nel suo buon diritto ha dichiarato nullo e d’ora in poi inefficace il suo trattato d’alleanza coll’Austria-Ungheria, il quale era stato violato dall’ i.e.r. governo, e ha riacquisito in questo riguardo la sua piena libertà d’azione.

Fermamente decisa di aver cura con tutti i mezzi dei quali dispone della tutela dei diritti e interessi italiani, il governo reale non può sottrarsi al suo dovere, di prendere contro ogni presente e futura minaccia quelle misure che gli avvenimenti le impongono allo scopo di realizzare le aspirazioni nazionali. Sua Maestà il re dichiara che da domani in poi egli si considera in stato di guerra coll’Austria-Ungheria”

Questa nota fu consegnata dall’ ambasciatore d’Italia Duca d’Avama al Ministro degli esteri conte Burian , domenica 23 maggio alle ore 3 ¼ pom.
Verso le 7 della sera stessa fogli speciali pubblicarono il manifesto dell’ Imperatore , che più sopra abbiamo riportato.



La nota dell’Italia del 4 maggio

La dichiarazione di guerra è vuota: non adduce motivi, si richiama a una nota anteriore colla quale l’Italia volle prendersi piena libertà d’azione ; del passaggio dalla libertà d’azione all’ aggressione armata non c’è che l’accenno a “misure che gli avvenimenti impongono” e a possibili “minacce future”. Dalla nota del 4 maggio, del pari impacciata e inconcludente tagliamo i punti più importanti :
“..l’alleanza tra l’Italia e l’Austria-Ungheria era ideata da bel principio come un elemento e una garanzia per la pace e aveva il suo scopo principale della comune difesa”
fa seguito di fronte a posteriori avvenimenti e alla nuova situazione i governi dovettero prendere di mira un altro scopo non meno importante e si sono studiati, nei successivi rinnovamenti dell’alleanza, di assicurarne la continuazione col fissare la massima dell’ accordo preventivo per i Balcani , affine di conciliare gli interessi e le tendenze divergenti delle due potenze” ( Omissis)
“L’Austria-Ungheria invece intimò nel corso dell’ estate 1914, senza previo accordo coll’Italia, anzi senza farne il minimo accenno e senza tener conto dei consigli di moderazione del governo italiano, un ultimatum alla Serbia addì 23 luglio, il quale fu la causa e l’origine dell’ attuale conflagrazione europea”.

“Ragione e sentimento sono contrari alla conservazione d’una benevola neutralità, quando uno degli alleati ricorre alle armi per realizzare un programma che è diametralmente opposto ai vitali interessi dell’altro alleato”.
“Il governo italiano era pronto di accettare un accordo, che avesse per base una modesta soddisfazione delle giuste aspirazioni nazionali dell’ Italia, e che servisse a diminuire la disuguaglianza nella reciproca posizione dei due Stati coll’Adriatico”.
“Tutte le premure del governo reale trovarono l’opposizione dell’ i.e.r. governo…”
“In teli circostanze il governo italiano si trovò costretto di rinunciare alla speranza d’un accordo e di ritirare le sue proposte”.
“Fidente nel suo buon diritto l’Italia dichiara perciò, che d’ora in poi, essa considera il trattato d’alleanza coll’Austria-Ungheria come decaduto e d’ora in poi inefficace”.

lunedì 13 ottobre 2008

Trieste : scrittori

LETTERATURA




Carolus Cergoly
Bruno Vasari
Ettore Schmidt > Italo Svevo
Claudio Magris
Carpinteri & Faraguna
Elody Oblath

Fulvio Tomizza
Giani Stuparich
Igor *kamperle
James Joyce
Jan Morris
Jules Verne
Marcello Labor
Pier Antonio Quarantotti Gambini
Renzo Rosso
Scipio Slataper
Stelio Mattioni
Umberto Saba
Veit Heinichen

Trieste : luoghi d'interesse

Luoghi d'interesse

Palazzi
Palazzo delle Poste 1894
Palazzo Leo 1745
Palazzo del Municipio 1775
Ospedale militare 1863
Palazzo Modello 1870
Palazzo Carciotti 1798
Palazzo Marenzi 1650
Palazzo Vivante
Palazzo del Tergesteo 1840
Palazzo del Lloyd triestino_di_navigazione 1883
Palazzo del Governo Austriaco ( ora Prefettura ) 1904
Stazione Marittima Arsenale del Lloyd _triestino_di_navigazione 1853
Palazzo Aedes
Palazzo Zois

Castelli
Castello Di Miramare 1860
Castello di Miramare 1368
Castello di Prosecco
Tor Bandena

Siti Archeologici
Basilica Forense (II secolo d.C.)
Castelliere - Cattinara Acquedotto romano - Val Rosandra
Foro romano - S.Giusto
Teatro romano_di_Trieste> I sec a.C.
Torre difensiva mura romane adiacenze scalinata S.M. Maggiore
Resti abitazioni romane comprensorio cittavecchia
Porta Romana delle mura detta "Arco di Riccardo"33 a.C.
Antiquarium di via di Donota
Antiquarium di Borgo San Sergio Basilica Paleocristiana
Tor Cucherna (adiacenze colle s. Giusto)

Musei


Civico "Museo Revoltella - Galleria d'arte moderna", "Civici musei di
storia ed arte", una rete ("museo multiplo") di Civico Museo di storia
ed arte e orto lapidario",
Civico Museo del Castello e Armeria",
Civico Lapidario tergestino,
Civico Museo d'arte orientale,
Civico Museo teatrale ,
Civico Museo di guerra per la pace "Diego de Henriquez"
Civico Museo di storia patria
Civico Museo Morpurgo
Civico Museo Sartorio
Civico Museo del Risorgimento e Sacrario Oberdan
Civico Museo postale e telegrafico della Mitteleuropa (in collaborazione con le Poste
italiane)
Civico Museo civico di storia naturale
Acquario marino,
Civico Museo del mare
Orto botanico.
Civico Museo Sveviano
Civico Museo petrarchesco piccolomineo
Civico Museo Joyce Museum,
Biblioteca civica "Attilio Hortis""
Biblioteca comunale del popolo "Pier Antonio Quarantotti Gambini",
Archivio diplomatico
Archivio storico.
Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata

Museo della Bora

Galleria Nazionale d'Arte Antica

Museo Nazionale dell'Antartide

Museo ferroviario
Museo speleologico
Science Centre Immaginario Scientifico
Antiquarium ( Borgo San Sergio )

Storia della Città di Trieste

La città è situata nell'estremo nord-est italiano, vicino al confine con la Slovenia,
nella parte settentrionale del Mar Adriatico affacciandosi sul Golfo di Trieste.
Nonostante la vicinanza al mare, il territorio cittadino presenta una morfologia
collinare che diventa montagnosa anche in zone dell'abitato. Al di sotto di molte
strade cittadine scorrono corsi d'acqua che provengono dall'altopiano. Liberi un
tempo di scorrere all'aperto, da quando la città si è sviluppata, a partire dalla
seconda metà del XVIII secolo, vennero imtombati in appositi canali.
A sud della città scorre il Rio Ospo che segna il confine geografico dell'Istria
settentrionale e dei Comuni di San Dorligo della Valle e Muggia.

Dalla Pre-Historia alla fedeltà agli Asburgo

Sin dal II millennio a.C. il territorio della provincia di Trieste fu sede di
importanti insediamenti protostorici, i castellieri villaggi arroccati sulle alture e
protetti da fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano a popolazioni di
probabile origine illirica e di stirpe araiana ( indoeuropea).
Fra il X_sec a.C. e il IX sec a.C. la popolazione autoctona entrò in contatto con
un'altra etnia indoeuropea, i Veneti o Heneti o Eneti), con cui avvenne un notevole
scambio culturale.
Il nome Tergeste è di origine preromana, con base preindoeuropea: terg = mercato, ed
il suffisso *este tipico dei toponimi veneti. Con le conquiste militari dell'Illiria
da parte dei Romani, i cui episodi più salienti furono la guerra contro la pirateria
degli Istri del 221 a.C. la guerra istrica del 178 a.C. ebbe inizio un processo di
romanizzazione ed assimilazione delle popolazioni esistenti, che sfociò in seguito
del riconoscimento della colonia tergestina.
La città romana di Tergeste ,Regio X Venetia et Histria è datata alla metà del I
secolo a.C. in epoca cesariana, sulle pendici del colle di San Giusto e fu citata già
da Strabone il geografo attivo in età augustea , che la definì come frourion
(castello di confine) con funzioni di difesa e di snodo commerciale.
Tergeste si sviluppò e prosperò in epoca imperiale, imponendosi come uno dei porti
più importanti dell'alto Adriatico sulla via Popilia-Annia. Il nucleo abitativo nel
33 a.C. venne cinto da alte mura ( di cui è ancora visibile la porta meridionale, il
cosiddetto Arco di Riccardo, nell' omonima piazzetta), dall'imperatore Ottaviano
Augusto (murum turresque fecit) e venne arricchito da importanti costruzioni quali il
Foro ed il Teatro ( nell' omonima via, che stava per essere disctrutto in epoca
fascista, durante scavi).
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la città passò sotto il controllo di
dell' mpero Romano d'Oriente, fino al 788 d.c.quando venne occupata dai franchi.
Nel XII secolo divenne un comune libero e dopo secoli di battaglie contro la rivale
Venezia , Trieste si pose sotto la protezione, nel 1382, del duca Leopoldo I
d'Austria conservando però una certa autonomia fino al 1918
Nel 1719 la Città di Trieste divenne porto franco ed in quanto unico sbocco sul mare
Adriatico dell' Impero ( da Grado al Rio Ospo ( l'altro sbocco al mare era sul Mar
Nero ) Trieste fu oggetto di investimenti e si sviluppò diventando, nel 1867
capoluogo della regione dell' Adriatische Küstenland(
"Litorale Adriatico ").
Nonostante il suo stato privilegiato di unico porto commerciale della Cisleitana e
primo porto dell'Austria-Ungheria, Trieste mantenne sempre in primo piano, nei
secoli, i legami culturali con l'Italia : infatti, anche se la lingua ufficiale della
burocrazia era il tedesco, l'italiano restò la lingua del commercio e della cultura.
Nel XVIII secolo il triestino (dialetto con influenza di tipo veneto) sostituì il
tergestino , l'antico dialetto locale di ceppo teutonico.
Il triestino continua ad essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in
molti contesti sociali di natura informale e talvolta anche formale, affiancandosi,
in una situazione di diglossia, all'italiano, lingua dell'insegnamento,
amministrativa e principale veicolo di comunicazione nei rapporti di carattere
pubblico.

Ad alimentare l'irredentismo triestino erano soprattutto le classi borghesi, e la comunità di fede ebraica, comunque in ascesa, le cui possibilità ed aspirazioni politiche non trovavano pieno soddisfacimento all'interno dell'Impero Austro-Ungarico. Quest'ultimo veniva visto da molti come un naturale protettore del gruppo etnico slavo presente sia in città che in quelle zone multietniche che costituivano il suo immediato retroterra che iniziò a essere definito da quei anni con il termine di Venezia Giulia.
La convivenza felice fra i vari gruppi etnico/culturali che aveva da secoli
contraddistinto la realtà umana di Trieste e di Gorizia subì pertanto un generale e
voluto deterioramento negli anni che precedettero la prima guerra mondiale.
infatti, anche se la lingua ufficiale della burocrazia era il tedesco, l'italiano era
la lingua del commercio e della cultura. Diffusissimo nella popolazione il triestino
(dialetto di tipo veneto con forti inflessioni derivanti dal tedesco di cui conserva
ancora la sintassi ), parlato anche da scrittori e filosofi. Il triestino continua ad
essere tuttora l'idioma più usato in ambito familiare e in molti contesti sociali di
natura informale, affiancandosi, in una situazione di perfetto bilinguismo, all'italiano, lingua dell'insegnamento, amministrativa e principale veicolo di comunicazione neirapporti di carattere pubblico.

Nel 1918 l' esercito italiano entrò a Trieste. La sicura imminente annessione della
città all'Italia, fu però accompagnata da un inasprimento dei rapporti tra il gruppo
etnico italiano con quello tedesco e sloveno, traducendosi talvolta anche in scontri
armati. A tale proposito furono emblematici, il giorno 13 aprile 1920 i disordini
scoppiati a Trieste in seguito di un attentato contro l'esercito italiano di stanza a
Spalato, che aveva causato due vittime fra i militari. Durante i disordini,
contraddistinti da un marcato carattere anti-slavo, un gruppo di squadristi
triestini presidiò il Narodni dom (Casa Nazionale), centro culturale degli sloveni
locali, che fu dato alle fiamme, per errore da individui che vi si erano chiusi
dentro intenti a bruciare documenti che non si voleva cadessero in mano italiane. Nel
periodo di cambio di sovranità ( 1918 - 1920 ), il servizio di pattuglia era misto :
militari italiani con militari austriaci.
Con la firma del Trattato di Rapallo del 1920 , Trieste passò definitamente
all'Italia, inglobando, nel proprio territorio provinciale, zone dell'ex Contea di
Gorizia , Gradisca , dell'Istria e della Carniola.
Il periodo tra le due guerre mondiali fu segnato da numerose difficoltà per Trieste.
L'economia della città fu colpita infatti dalla perdita del suo millenario
entroterra, il collegamentodiretto alla Capitale Imperiale e relativo introito
economico; ne soffrì soprattutto l'attività portuale, ma anche il settore
finanziario. La Borsa di Trieste venne immediatamente chiusa. Trieste perse inoltre
la sua tradizionale autonomia comunale.
Cambiò anche la sua configurazione linguistica e culturale; quasi la totalità della
comunità germanofona lasciò infatti la città dopo l'annessione all'Italia ; poi con
l'avvento del fascismo moltissimi sloveni emigrarono nel vicino Regno di Iugoslavia
, mentre l'uso pubblico della lingua slovena venne proibito. L'ormai divenuta
minoranza germanoifona fu obbligata assieme a gli sloveni, all'italianizzazione del
cognome.

Nonostante i problemi economici e il teso clima politico, la popolazione della città
crebbe negli anni venti del Novecento, grazie soprattutto all'immigrazione forzata da
altre zone dell'Italia, soprattutto dal meridione. La prima metà degli anni trenta
furono invece anni di ristagno demografico, con una leggera flessione della
popolazione dell'ordine di circa l'1% su base quinquennale ( 1936 duemila abitanti
in meno che nel 1931 ). Nello stesso periodo, e successivamente, fino allo scoppio
della seconda guerra mondiale, furono portate avanti alcune importanti opere
urbanistiche; tra gli edifici importanti vanno ricordati il palazzo dell'Università,
il Faro della vittoria, la questura e il complesso edilizio d'inizio di C.so Italia.
A Trieste avvenne la promulgazione e immediata introduzione delle leggi razziali
fasciste del 1938 in occasione si una visita di Mussolini, il cui palco fu allestito
in piazza Grande dinanzi al palazzo Comunale.

L'occupazione nazista : la riannessione del territorio : Trieste ritorna Capitale
dell' Adriatiches Kusteland
Nel periodo che va dall'armistizio 8 settembre 1943 all'immediato dopoguerra,
Trieste fu al centro di una serie di vicende che hanno segnato profondamente la
storia del capoluogo giuliano e della regione circostante e suscitano tuttora accesi
dibattiti. Nel settembre del 1943 Il III Reich occupa la Città che venne a
costituire, insieme a tutta la Venezia Giulia e la provincia di Gorizia e Carnia una
zona di operazioni di guerra, l'OZAK Operationszone Adriatisches Küstenland, alle
dirette dipendenze del Gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer.
Nello stesso periodo in città avvenne la ricostituzione di una sede del PFR diretta
dal federale Bruno Sambo, la presenza di un'esigua forza di militari italiani al
comando del generale della Guardia Nazionale Repubblicana gen. Giovanni Esposito e
l'insediamento di un reparto della Guardia di Finanza.
il gen. Rainer riservò però la nomina del podestà nella persona di Cesare Pagnini, e
del prefetto della provincia di Trieste Bruno Coceani , entrambi ben accetti ai
fascisti locali, alle autorità della Rep. Sociale e allo stesso Benito Mussolini,
che conosceva personalmente il Coceani.
La Risiera di San Sabba venne destinata a campo di prigionia e di smistamento,
unico campo in Italia, ed è oggi un museo.

La fine della guerra e l'occupazione jugoslavo

L'insurrezione dei partigiani italiani e jugoslavi a Trieste fu molto particolare. Il
30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale, composto da tutte le forze
politiche antifasciste ( democristiani, socialisti ecc ) con l'eccezione dei
comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei
partigiani comunisti jugoslavi con l'appoggio del PCI attacarono dall'altipiano.
Gli scontri si registrarono principalmente sull'altipiano carsico, Porto Vecchio,
castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città (dove pare si
fossero riuniti alcuni soldati tedeschi. Tutto il resto della città fu liberato.
Il comando tedesco si arrese solo il 2 maggio 1945 alle avanguardie neozelandesi,
che precedettero di un giorno l'arrivo del generale Freyberg. Il 1° maggio 1945 i
dirigenti delle brigate partigiane jugoslave di Tito giunsero a Trieste.
Convocarono in tutta fretta un assemblea cittadina composta da cittadini jugoslavi e
da due italiani compiacenti. Quest'assemblea proclamò la liberazione della città, in
modo da potersi presentare agli americani come i liberatori.
Così facendo costrinsero i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità.
Gli jugoslavi issarono subito le bandiere jugoslave, simboli comunisti e il tricolore
italiano con la stella rossa al centro.
Le milizie jugoslave, giunte a Trieste a marce forzate per precedere gli anglo
americani nella "liberazione" della Venezia Giulia, volutamente, non
contenevano nessuna unità partigiana italiana inserita nell'Esercito jugoslavo
mandate a operare altrove. La II divisione neozelandese, che fu la prima ad arrivare
in città, prese atto che la "liberazione" fosse stata compiuta da parte dei
titini, chiedendo e ottenendo in cambio la gestione diretta del porto e delle vie di
comunicazione con l'Austria infatti, non essendo ancora a conoscenza del suicidio di
Hitler, gli alleati stavano preparando il passo ad un invasione dell'Austria e quindi
della Germania.
L'esercito jugoslavo assunse i pieni poteri. Nominarono un Commissario Politico,
Stoka, membro del partito comunista Jugoslavo. Il 4 maggio 1945 vennero emanati
dall'autorità jugoslava a Trieste, il Comando Città di Trieste gli ordini 1, 2, 3 e 4
che proclamano lo stato di guerra : impongono il coprifuoco (a combattimenti
terminati) e uniformano il fuso orario triestino a quello jugoslavo[3]. Limitarono la
circolazione dei veicoli. Prelevarono dalle case i cittadini italiani, in media un
centinaio al giorno, non solo fascisti o collaborazionisti, ma anche molti
Combattenti della Guerra di Liberazione. Agli occupatori interessava infatti
dimostrare di essere stati i soli ad aver liberato il capoluogo giuliano.
L'otto maggio proclamarono Trieste città autonoma in seno alla Settima Repubblica
Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici fecero sventolava la bandiera
Jugoslava affiancata dal tricolore italiano con una stella rossa al centro. In città
la popolazione viveva nel terrore.
Presto si scoprì dove andavano a finire i prelevati: nelle foibe o nei campi di
concentramento/sterminio, come quello di Borovnica; arresti indiscriminati,
confische, requisizioni, ruberie, stupri ( Norma Cossetto ) e violenze d'ogni genere,
terrorizzarono ed esasperarono i triestini che invano sollecitarono l'intervento del
Comando Alleato.
Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio
sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Serbia , Titoverificato
che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale
Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan . Gli
alleati assunsero finalmente il controllo della città.
Il Governo Militare Alleato e gli accordi con la Jugoslavia
Le rivendicazioni jugoslave e italiane nonché l'importanza del porto di Trieste per
gli Alleati furono la spinta nel 1947, sotto l'egida dell'ONU alla istituzione del
"Territorio libero di Trieste "TLT, uno Stato cuscinetto, tra Italia e
Iugoslavia. Per l'impossibilità di nominare un Governatore scelto in accordo tra
angloamericani e sovietici, il TLT rimase diviso in due zone d'occupazione militare:
la Zona A amministrata dagli Alleati e la Zona B amministrata dagli jugoslavi. Questa
situazione continuò fino al 1954 quando il problema venne risolto semplicemente
spartendo il territorio libero di Trieste secondo le due zone già assegnate: anzi,
furono incorporate alla Jugoslavia alcuni villaggi, Albaro Vescovà, San Servolo,
Crevatini, Plavia e Valle Oltra del comune di Muggia , arrivando fino ai monti che
sovrastano la periferia della città. Tale situazione provvisoria fu resa definitiva
nel 1975, col Trattato di Osimo,( Ancona) intercorso tra Italia e la allora rep. fed.
di Iugoslavia.
Alcuni movimenti locali rimarcano tuttavia che gli articoli del Trattato di Pace -
firmato e ratificato dall'Italia e dalle 21 nazioni ammesse alla Conferenza di Parigi
del 1947 - che istituivano il TLT, non sono stati abrogati.
Recentemente, rispondendo a una loro petizione, il Segretariato delle Nazioni Unite
ha confermato per iscritto che tuttora qualsiasi Paese membro dell'ONU potrebbe
richiedere la messa all'ordine del giorno della designazione del Governatore del
Territorio Libero.

Rioni

Barriera Nuova, Barriera Vecchia, Borgo Giuseppino, Borgo Teresiano, Campi Elisi,
Cavana, Chiadino, Chiarbola, Città Nuova, Città Vecchia, Cologna, Gretta ,
Guardiella, Melara, Miramare , Poggi Paese, Poggi Sant'Anna, Roiano, Rozzol, Santa
Croce, Sant'Andrea, San Giacomo, San Giovanni, San Giusto, Santa Maria Maddalena
Inferiore, Santa Maria Maddalena Superiore, San Vito, Scorcola, Valmaura

Frazioni :

Banne, Barcola , Basovizza, Borgo San Nazario, Borgo San Sergio, Cattinara ,
Conconello, Contovello, Francovec, Grignano, Gropada , Longera, Opicina , Padriciano,
Pischianzi, Prosecco, Raute, Servola , Trebiciano,


Lingue parlate in città

Triestino
Italiano
Tedesco
Sloveno
Serbo
Inglese

altre Lingue diffuse in Città

Francese, Greco, Arabo, Croato

martedì 1 luglio 2008

Volo Carini

Re: Trieste e l'Austria : monumenti rimossi
di Iera mejo co stavimo pezo il 19/04/2008, 9:23

su il mpicolo de ogi, ghe xè una segnalazion de un storico che riporta el "contro-volo" de detto "Carini" che dall' Istria, 'pena savù che el d'anunzio svolava verso Vienna, el xè svolà su Venezia e el gà molà su piaza san Marco un bel stival pèien de ciofeca.
Pecà che ste robe no le insegna a scola..
ennesima dimostrazion che non iera proprio cussì difuso el voler divenir italiani.. anzi.

fonti

Re: Trieste e l'Austria : monumenti rimossi
di Ospite il 07/04/2008, 9:31

Go letto i paragrafi sula Storia de la nostra Zità che xè su tsmagazine.net e go trovà che tra le fonti xè ipedia.
ma savè che quela pseudo enciclopedia, laxè costantemente manipolada a piacimento de un o l'altro color, e l'unica roba comune xè che el periodo imperiale iera bruto ? che qua vivi solo gente che parla per zakai ?
scolteme a mi, cmbiè fonte, no tute , almeno quela..

Caduta all' Italia

Re: Trieste e l'Austria : monumenti rimossi
di JJoyce il 07/04/2008, 7:27

Sul quotidiano locale lessi la scorsa estate ( 2007 )a firma di uno strorico , che fu la ricca comunità ebraica locale a incentivare l'irredentismo gliuliano, e la causa fu che loro non godevano del diritto alla carriera politica nell' impero d'Asburgo.

Morris

Re: Trieste e l'Austria
di JJoyce il 07/04/2008, 7:21

Morris è osservatrice sensibile e cronista impeccabile: nel testo, narra dei Caffè storici, e del migliore caffè del mondo; delle sorti degli straordinari letterati del Novecento triestino, da Slataper a Svevo a Joyce (che qui scrisse “Dedalus”, “Ritratto dell’artista da giovane”, parte dei “Dubliners”; e qui ideò “Ulisse”), fino – ovviamente – al divino Magris; delle osmize del Carso, della mitologia della Bora, dei misteriosi mori Micheze e Jacheze sulla torre dell’orologio del Municipio, in Piazza Grande (oggi Piazza Unità d’Italia); e ovviamente s’emoziona descrivendo il castello di Miramar, sublime ricordo dell’amore infelice di Massimiliano (comandante della flotta di stanza a Trieste) e Carlotta.
Perché quel castello è il simbolo d’un sogno che forse s’è sospeso, e attende d’esser rivendicato: perché tornino i giorni del più grande porto del Mediterraneo, un tempo Kaiserlich und Königlich (imperiale e regio): in futuro, indipendente, e franco. E finalmente libero dal cancro di questa città: la nazione della decadenza e della menzogna, l’Italia.

Così scrisse J. Morris nel 1926, e pare che le cose nn siano mai cambiate..

Viva l'A

Viva l'Austria e po bòn !
di Kirchner il 28/06/2008, 17:44

A Trieste xè de tempo che sento la gente cantar la canzon in modo no proprio coreto :
xè chi la canta cussì :

VIVA L'A. E PO' BON

La galina con do' teste
mi la go vista svolazar
sora i coli de Trieste
l'alabarda sventolar.
Qua se magna, qua se bevi
qua se vivi in abondanza
pastasuta no ne manca
e viva l'A. e po' bon.

E viva l'A. e po' bon
xe el vecio moto triestin
che la vadi ben, che la vadi mal,
sempre alegri, mai pasion
viva l'A. e po' bon.


mentre el testo giusto xè questo

VIVA L'A. E PO' BON

La galina con do' teste
mi la go vista svolazar
sora i copi de Trieste
l'alabarda sventolar.
Qua se magna, qua se bevi
qua se vivi in abondanza
pasta e ceci no ne manca
e viva l'A e po' bon...

E viva l'A e po' bon
xe el vecio moto triestin
che l'A vadi ben, che l'A vadi mal,
sempre alegri, mai pasion
viva l'A e po' bon.


La canzon non significa affatto viva là,( inteso " che la vadi come che la vadi), ma significa Viva l'Austria
riassunto :
Viva l'Austria e basta, che la vadi ben, che la vadi mal, sempre alegri e mi passion, viva l' A e po bon.


nessuna polemica, solo 'na puntualizazion, per coreteza no solo storica ma de dovuta cultura tergestina.

sugeriso leture dei "maestri" Carpinteri e FaragunaKirchner